9 luglio 2014

Ecco come Monaco di Baviera ha risparmiato grazie a Ubuntu e l'open source


Sempre più comuni e nazioni decidono di investire nel software open source come forma di risparmio.
Uno dei casi più recenti ed eclatanti è quello del comune di Monaco di Baviera, la terza più grande città della Germania, di cui ci eravamo interessati già lo scorso anno.
A distanza di un anno è tempo di fare bilanci e vedere quanto il comune di Monaco è riuscito a risparmiare grazie all'adozione di software open source. A fare i conti è Insights Ubuntu che gli ha dedicato un piccolo articolo di approfondimento.

Tutto è cominciato nel 2001 quando stava per scadere il supporto a Windows NT. Il Comune di Monaco di Baviera si è trovato dinanzi ad una scelta che avrebbe coinvolto ben 16.000 postazioni utilizzate dai vari utenti della pubblica amministrazione locale.
L'alternativa doveva poter soddisfare una ampia gamma di applicazioni, interoperabilità con altre piattaforme, avere un supporto hardware e la possibilità di aggiornare le macchine ogni quattro anni, basso overhead di gestione e libertà dal vendor lock-in.

All'epoca il software open source non era una scelta ovvia. Gran parte della infrastruttura software della città utilizzata tecnologie Microsoft, dalle macro di Microsoft Office scritte in Visual Basic alle applicazioni che giravano su Windows. La soluzione più semplice nel breve termine sarebbe stata quella di restare con Microsoft.
L'amministrazione comunale ha però deciso di fare una scelta differente e, dopo approfondite ricerche e considerazioni sia medio che a lungo termine, fu presa la decisione di utilizzare una soluzione open source. 
Vista la complessità della struttura informatica della città fu chiaro fin da subito che non sarebbe stata una migrazione semplice in quanto si sarebbe dovuto riorganizzarla completamente.

LiMux, questo il nome del progetto di migrazione, si sarebbe esteso per molti anni a venire. Visto l'ingente quantitativo di denaro pubblico in gioco era di vitale importanza valutare bene ogni passo e le tecnologie da impiegare. Questa scelta coraggiosa era mal vista da Microsoft che vedeva nel progetto un potenziale catalizzatore per altre migrazioni simili. Ad un certo punto Steve Ballmer, allora CEO di Microsoft, è volato sino a Monaco per incontrare il sindaco in persona al fine di farlo desistere dal progetto (e fortunatamente non ci è riuscito).

La prima fase del progetto (nel 2006) ha visto l'impiego di Debian. In questa fase si è però visto che la mancanza di un ciclo di aggiornamento prevedibile non garantiva la possibilità ai fornitori di hardware di poter presentare soluzioni idonee e aggiornate ogni quattro anni. Per questo motivo, nel 2009, il Comune di Monaco di Baviera ha deciso di passare a Ubuntu. In questa fase, per evitare eventuali intoppi durante la fase di cambiamento di piattaforma, sono stati utilizzati diversi strumenti (forum, blog, newsletter etc) per garantire supporto agli utenti. I forum in particolare, sono stati istituiti per consentire alle parti interessate di esprimere le loro preoccupazioni e porre domande. Il feedback raccolto serviva poi come base per preparare il rilascio di LiMux, la derivata personalizzata nata in seno all'omonimo progetto.

Con un duro lavoro, entro la fine del 2012 il progetto LiMux aveva raggiunto il suo obiettivo principale ovvero la migrazione a Linux di 12.000 postazioni (ora si è arrivati a 14.000 PC).

Il passaggio dal software proprietario all'open source ha consentito un risparmio nel 2012 per le casse della città di bel 10 milioni di Euro di cui 6,8 milioni di Euro soltanto per il costo delle licenze Microsoft

Entro agosto 2013 il costo dell'intero progetto aveva raggiunto la cifra di 23 milioni di Euro a fronte di una stima di 34 milioni di Euro che si sarebbe dovuto spendere per l'aggiornamento a Windows 7 e le nuove versioni di Microsoft Office.

Maggiori info su Monaco di Baviera e la sua scelta coraggiosa potete trovarli ai seguenti link:


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