19 luglio 2017

Rilasciato Skype 5.4 for Linux Beta: Arrivano le video chiamate di gruppo

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Il team di Microsoft ha annunciato il rilascio della nuova Beta di Skype for Linux, la nuova versione del suo client di messaggistica e audio/video chiamate per sistemi operativi Linux.
La novità principale di Skype 5.4 for Linux Beta è l'arrivo del supporto (attualmente sperimentale) alle video chiamate di gruppo. Ma vediamo le principali novità:

  • Abilitato il supporto alle video chiamate di gruppo
  • Aggiornato a Electron 1.7.4 che migliora le prestazioni e la sicurezza
  • Correzione delle key dei repository per gli aggiornamenti di Skype
  • Correzioni di bug e miglioramenti

È possibile scaricare Skype per Linux 5.4 Beta all'indirizzo  www.skype.com/download
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18 luglio 2017

Jide Technology abbandona il mercato consumer per dedicarsi al settore business

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Molti di voi di sicuro si ricorderanno di Jide Technology e del suo Remix OS, il sistema operativo basato su Android da loro sviluppato in grado di portare l'esperienza desktop sui mini PC Android o sui normali PC di casa.
Il progetto, da molti ritenuto interessante e promettente, viene ora interrotto per volontà di Jide stessa che ha deciso di abbandonare completamente il settore consumer (e quindi Remix OS e tutti i device da loro prodotti) per spostare le attività del gruppo nel settore business.

Jide motiva questa scelta asserendo che nel corso degli anni hanno ricevuto un numero sempre maggiore di richieste da parte di aziende intenzionate a poter sfruttare al meglio l'hardware e il software da loro realizzati; per questo motivo hanno "fiutato" il business e hanno deciso di concentrare l'impegno aziendale sul settore business.
Per questo motivo, a partire da ora, lo sviluppo di tutti i prodotti esistenti come Remix OS per PC e i device presentati su Kickstarter (Remix IO e Remix IO+) verrà sospeso. Gli utenti che hanno aderito alla campagna su Kickstarter per il Remix IO e il Remix IO+ saranno rimborsati. Stessa sorte per chi ha effettuato gli ordini sullo store online di Jide. I rimborsi non richiederanno nessuna richiesta da parte degli utenti interessati, Jide provvederà ad accreditare i rimborsi a partire dal 15 di Agosto.


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Un unico software center può portare Linux al successo?

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Vi ricordate quando qualche settimana fa vi chiesi se fosse possibile avere un a sola distribuzione?
Qualche giorno fa Jono Bacon, ex dipendente Canonical, ha scritto un articolo intitolato
Consolidating the Linux Desktop App Story: An Idea all’interno del quale si auspica l’aggiunta nel core delle distribuzioni GNU/Linux di un solo software center. Ha identificato gli elementi di partenza in Wayland, GNOME Software per una nuova idea di software center centralizzato, multidistribuzione, multifilosofico, basato su Flatpack.

Free/no free software center

Un unico repository di app che verranno filtrate per Desktop Environment, per free / non-free software aperto anche ai pagamenti.

Insomma un idea che fa pensare ad un mega centro per le applicazioni, in modo da rendere semplice all’utente cercare applicazioni, ma soprattutto invogliare i developer a sviluppare le applicazioni in uno store che si affaccia a tutte le distribuzioni, con statistiche quindi rivolte ad una userbase decisamente più allettante rispetto all’utenza di una singola distribuzione.

La scelta di Bacon su GNOME Software è comprensibile: GNOME, che piaccia o meno è il DE di riferimento con un pur ottimo KDE, di conseguenza propone Wayland, ormai considerato il successore di X con Mir sullo sfondo, non c'è quindi bisogno di reinventare qualcosa che già esiste a livello tecnico.

Spazio alla vostra opinione

Questa proposta può avere successo e di conseguenza rendere al panorama IT Linux una realtà meno frammentata di ora e più appetibile per i produttori e i grandi team? Vi auspicate un futuro simile oppure no?
Come sempre lo spazio per i commenti è tutto vostro e delle vostre opinioni.

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16 luglio 2017

Virtual Machines

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Quando ero ragazzo, se volevo studiare un sistema operativo, dovevo installarlo nel computer e probabilmente distruggere tutti i miei dati finché non capivo come funzionava.
Ricordo una legge di Murphy che diceva: “La preparazione tecnica di un sistemista è direttamente proporzionale ai danni subiti dal suo sistema”.
Oggi per fortuna è possibile simulare praticamente qualunque cosa.
Per esempio, puoi creare quattro macchine virtuali in un computer, quattro in un altro e farle comunicare tra loro, simulando uno scambio di dati tra due data-center.
Questi sistemi ormai sono talmente affidabili, che l'unica differenza apprezzabile rispetto ad una macchina reale, è nelle prestazioni. Non è un caso che Cloud e Cluster ormai sono strettamente connessi con le virtualizzazioni e le containerizzazioni.
Per quanto riguarda le implementazioni, esistono molte soluzioni e la maggioranza possono essere usate a livello professionale. Io ne ho installate diverse, ma la mia preferita, quando devo studiare o testare qualcosa, è KVM (Kernel-based Virtual Machine). KVM, è un'infrastruttura che si innesta nel kernel di Linux e permette di implementare la virtualizzazione da parte di altri software.
Per ottenere questo risultato sfrutta Intel VT (Intel Virtualization Technology) o AMD-V (AMD Virtualization).
KVM ha, in diversi casi, anche il supporto alla paravirtualizzazione, che non è una vera e propria virtualizzazione, ma è un sistema di condivisione dell'hardware gestito dal kernel ed è molto usato ad esempio per le schede di rete, migliorando le prestazioni del sistema virtualizzato.
Per contro, il crash di un dispositivo paravirtualizzato in una macchina virtuale può provocare crash anche nelle altre. Per implementare questo tipo di soluzione il kernel ospitante deve essere modificato, da qui la necessità di un'infrastruttura a livello kernel.
Naturalmente, non esiste solo KVM, esistono anche altre soluzioni e tra le più famose ci sono: LXC, OpenVZ, Xen. Queste seguono gli stessi principi, per poi dividersi nei dettagli e nelle implementazioni, a volte per ragioni storiche a volte per esigenze e obiettivi diversi.
Come dicevo, questa infrastruttura si trova a livello del kernel e per usarla bisogna “mandare qualcuno a parlarci”. Ossia ci vuole un software specifico, e di solito quando ci vuole un software ci vogliono anche delle librerie. Sto parlando di Libvirt.
Esistendo diverse implementazioni a livello kernel, esistono anche specifiche chiamate di sistema per ogni implementazione.
I programmatori si troverebbero quindi, costretti ad imparare ogni chiamata di KVM o di OpenVZ, o di qualunque altra implementazione. Libvirt risolve questo problema unificando queste chiamate e creando astrazione. Il programmatore può in questo modo disinteressarsi della specifica implementazione, concentrandosi sul suo progetto.
Libvirt è composta di un'API (Advanced Programming Interface), un daemon e un tool di management, così come dei wrapper, che permettono di comunicare con la libreria attraverso linguaggi ad alto livello come Python, Perl, Ocaml, Ruby, Java, Javacript (via Node.js) e PHP.
I tool di management più famosi sono virsh (a linea di comando) e virtual machine manager (grafico).
Veniamo all'ultimo pezzo del nostro puzzle: abbiamo bisogno di un componente software che attraverso la libreria libvirt vada a parlare per nostro conto con KVM; questo pezzo si chiama hypervisor e si trova tra il tool di management e KVM.
Ossia: noi parliamo col tool di management, il tool parla con l'hypervisor e l'hypervisor attraverso le libreria comunica con KVM; il nostro stack è così completo.
Nomi di hypervisor comunemente utilizzati sono: LXC, OpenVZ, QEMU, Xen, Virtualbox, VMWare. Quello che uso io, per i miei test nel portatile è QEMU.
Dopo tutta questa prosopopea, possiamo finalmente fare un elenco delle funzionalità di KVM:
  • Over-committing: il sistema può allocare più CPU virtualizzate di quelle realmente esistenti.
  • Thin provisioning: permette di allocare lo spazio in modo flessibile per ogni virtual machine.
  • Disk I/O throttling: permette di impostare un limite alle richieste di I/O del disco mandate dalle VM alla macchina ospitante.
  • Virtual CPU hot add capability: permette di aumentare la potenza del processore    “a caldo” cioè mentre la virtual machine è in funzione.
  • Automatic NUMA balancing: aumenta le prestazioni delle applicazioni che girano su sistemi di tipo NUMA.
Per chi se lo stesse chiedendo, non stiamo parlando di Mauro Numa, campione italiano di fioretto, né di Shozo Numa, famoso scrittore giapponese di fantascienza autore del libro Kachikujin yapū, da cui è stato tratto il manga “Yapoo – Il bestiame umano”, racconto con sfumature sadomaso del quale immagino l'umanità non potesse fare a meno. No! Parliamo della “Non-Uniform Access Memory”, architettura di memoria sviluppata per sistemi multiprocessore studiata appositamente per velocizzare l'apporto di dati ai processori da parte delle memorie.
Una curiosità: questa tecnologia venne sviluppata in Italia negli anni '80, quando ci si occupava ancora di informatica e in Italia si trovavano tra i computer più veloci del pianeta. So che fa caldo, ma non divaghiamo!
Per installare tutto questo popò di roba dovete innanzitutto verificare che il vostro processore abbia “competenze virtuali”, cioè le tecnologie di virtualizzazione di cui sopra:
per sistemi intel: grep --color 'vmx' /proc/cpuinfo, mentre per sistemi amd: grep –color 'svm' /proc/cpuinfo
Se non appare niente, potrebbe darsi che queste estensioni siano disabilitate nel bios o che il vostro processore non supporti la virtualizzazione. lsmod | grep kvm vi informa se il modulo kvm è stato caricato. Deve mostrare kvm, kvm_intel o kvm_amd.
I nomi dei pacchetti cambiano a seconda della distribuzione, su internet è abbastanza facile trovare l'elenco, in generale dovete installare quelli concernenti virt-manager, libvirt, qemu e avviare il daemon libvirtd se non è già attivo.
Per una spiegazione dettagliata su questi software è necessario un articolo specifico. Magari la prossima volta.
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11 luglio 2017

Ecco Fedora 26!

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Il team di Fedora ha annunciato l'immediata disponibilità di Fedora 26 e di tutte le spin ufficiali.
Fedora 26 porta con se migliaia di miglioramenti derivati dall'aggiornamento dei vari software presenti nei repository della distro, inclusi i nuovi strumenti di sviluppo come GCC 7, Golang 1.8 e Python 3.6. A muovere il tutto troviamo il Kernel Linux 4.11 supportato da Mesa 17.1.4.
Aggiunto un nuovo strumento di partizionamento in Anaconda (l'installar grafico di Fedora) che sarà di sicuro apprezzato dagli appassionati e dai sysadmin.
Aggiornato anche il gestore di pacchetti DNF alla versione 2.5 con tante nuove funzionalità che potete scoprire recandovi a questo indirizzo.

I desktop environment
L'edizione principale di Fedora 26 porta GNOME 3.24 "Portland", l'ultima versione stabile del desktop environment di riferimento nel mondo GNU/Linux.
Se siete interessati ad ambienti desktop alternativi potete scaricare una delle Spin di Fedora 26. A questo giro, oltre alle consuete edizioni con KDE, Xfce, MATE-Compiz, Cinnamon ed LXDE troviamo la nuova Spin con LXQt.

Trovate le note di rilascio complete di Fedora 26 a questo indirizzo.

I link per scaricare Fedora 26
Ecco i link per scaricare Fedora 26 e le sue Spin
Come aggiornare
Se provenite da Fedora 25 e volete aggiornare la vostra distro a Fedora 26 seguite le istruzioni pubblicate da Fedora Magazine.

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