30 settembre 2016

Telegram e Plasma 5: usare icone monocromatiche per la systray (e risolvere così il problema dell'icona pixelata)

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In questi giorni sto riprovando KDE neon, la distro principe per gli amanti di KDE. Durante l'uso della distro mi sono imbattuto in un fastidioso bug che affligge Telegram su Plasma 5 e che fa apparire sgranata l'icona di Telegram nella tray di sistema:


Il problema è stato già segnalato al team di Telegram ma non è ancora stato risolto e si presenta ogni qual volta su Plasma andate a variare la dimensione del pannello inferiore.

Mi sono così messo alla ricerca di un workaround che mi consentisse di risolvere il problema e che magari mi consentisse di uniformare il colore dell'icona di Telegram alla systray monocromatica di Plasma.

La soluzione è giunta grazie al blog di Alessandro Longo che ha realizzato un pacchetto di icone monocromatiche per Telegram in grado di risolvere il problema. Ecco come fare.

La prima cosa da fare è scaricare il pacchetto con le icone monocromatiche per Telegram a questo link. Una volta fatto al suo interno troverete due cartelle:
  • Breeze che contiene le icone adatte al tema Brezza
  • Breeze Dark che contiene le icone al tema Brezza scuro
All'interno delle cartelle troverete una serie di immagini in formato PNG da copiare nella cartella .TelegramDesktop/tdata/ticons/ presente nella vostra Home (abilitate la visione dei file nascosti per vederla).

Una volta copiate le icone da voi scelte vi basterà avviare Telegram e godervi le nuove icone monocromatiche

Ecco come appare Telegram con le icone Breeze
Nel post di Alessandro è inoltre presente una guida che illustra come aggiungere una scorciatoia per switchare rapidamente dal tema Breeze al tema Breeze Dark in modo da non dover star a ricopiare le icone quando cambiate tema.

Via Axel L. blog
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29 settembre 2016

Creare PDF/A o convertire PDF in PDF/A con LibreOffice

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Il PDF/A è uno standard ISO (ISO 19005-1:2005 ) che definisce un formato per l'archiviazione nel lungo periodo di documenti elettronici basato sulla versione 1.4 (PDF/A-1) del formato PDF di Adobe Systems Inc. (implementato in Adobe Acrobat versione 5 e successive).
Questo tipo di formato di file è molto richiesto nello scambio di documenti con la pubblica amministrazione italiana. Chi lavora con il Catasto conosce bene questo formato in quanto è richiesto per l'invio di allegati che accompagnano le pratiche catastali.
Quando un utente si trova per la prima volta a dover realizzare un file PDF di questo tipo spesso va nel panico più totale perché non sa con quale software generarlo.
Quest'oggi vi illustrerò come è semplice creare un file PDF/A usando il nostro amato LibreOffice.

Creare un PDF/A con LibreOffice partendo da un file di testo

Questo è il caso più comune ovvero abbiamo scritto una relazione con LibreOffice (o altra suite) e vogliamo convertirlo in PDF/A.
Apriamo il nostro documento di testo che vogliamo salvare nel formato PDF/A. Clicchiamo ora su File, Esporta nel formato PDF...


Nella nuova finestra che si aprirà spuntiamo la voce Archivio PDF/A-1a (ISO 19005- 1) e clicchiamo su esporta.


Indicate il percorso di salvataggio.
Bene, ora il nostro file PDF/A è stato creato e possiamo vederlo nelle proprietà del file appena generato.


Convertire un PDF nel formato PDF/A con LibreOffice

Nel caso fossimo già in possesso di un file PDF (magari generato da altri programmi come quelli di scansione) e vogliamo convertirlo nel formato PDF/A la procedura è simile.
Apriamo LibreOffice e clicchiamo Apri File


e andiamo a selezionare il file PDF che vogliamo convertire nel formato PDF/A.
Una volta fatto il file PDF verrà aperto da LibreOffice Draw.
Clicchiamo ora su FileEsporta nel formato PDF...



Spuntiamo la voce Archivio PDF/A-1a (ISO 19005- 1) e clicchiamo su esporta.


Il file PDF verrà ora convertito da LibreOffice nel formato PDF/A


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25 settembre 2016

Mint Menu: workaround offset pannello inferiore su Linux Mint MATE e Compiz attivo

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Linux Mint 18 MATE ha un piccolo problema che mi ha sempre annoiato ogni qual volta l'ho usato.
Come ben saprete dai miei precedenti rant e post ho una scheda video nVidia che soffre di tearing con quasi tutti i desktop environment e per risolvere il problema devo, ove possibile, usare Compiz come compositing.
Su Linux Mint 18 uso sempre Compiz con attivo il plugin Posizione Finestre attivo, plugin che consente alle finestre delle varie applicazioni lanciate di posizionarsi in maniera intelligente sul desktop e di non aprirsi tutte nella stessa posizione.
Bene, con questa combinazione di plugin (ma ogni tanto accade anche senza usare il plugin Posizione Finestre) accade che il Mint Menu presenta un offset verticale dal pannello inferiore
In questa guida vedremo un workaround grazie al quale potremo risolvere questo problema.
Avviamo CompizConfig Settings Manager, andiamo nella sezione Gestore Finestre e qui andiamo ad attivare la voce Window Rules.
Nella nuova finestra che si aprirà selezioniamo il tab Size rules. Clicchiamo su Nuovo e creiamo la voce class=MintMenu.py lasciando a 0 i parametri di altezza e larghezza.


Clicchiamo su Chiudi.
Ora il Mint Menu si aprirà sempre correttamente senza lasciare uno spazio con il pannello inferiore.

Via GitHub
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KEKA il compressore gratuito per Mac OSX e il nuovo MacOS Sierra

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Se siete alla ricerca di un programma per comprimere file gratuito e potente per Mac OSX e MacOS Sierra Keka è quello che fa per voi.
Keka è disponibile al link http://www.kekaosx.com/it/ sia per versioni di Mac OSX superiore a 10.6 e sia per versioni meno recenti come Keka 1.0.4 Leopard (17.1 MB) e Keka 0.1.2.1 Tiger (4.7 MB).

Il software permette di comprimere i formati:
7z, Zip, Tar, Gzip, Bzip2, DMG, ISO
Decomprime tutti questi formati:
RAR, 7z, Lzma, xz, Zip, Tar, Gzip, Bzip2, ISO, EXE, CAB, PAX, ACE (PPC)

Inoltre permette di dividere il file da comprimere in file compressi di diverse dimensioni (1.4 MB Floppy; 650 MB CD; 700 MB CD e 4480 MB DVD) e di appicarvi una password segreta di accesso.
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24 settembre 2016

Uno sguardo al corso LFS252: OpenStack Administration Fundamentals realizzato dalla The Linux Foundation

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Cosa sono il cloud computing e OpenStack

Il mondo dell'informatica è in continua crescita e di pari passo aumenta la richiesta di figure professionali specializzate in grado di lavorare con le più recenti tecnologie.
Uno dei settori a più rapida crescita è quello legato al cloud computing.

In informatica con il termine inglese cloud computing (in italiano nuvola informatica) si indica un paradigma di erogazione di risorse informatiche, come l'archiviazione, l'elaborazione o la trasmissione di dati, caratterizzato dalla disponibilità on demand attraverso Internet a partire da un insieme di risorse preesistenti e configurabili.

Le risorse non vengono pienamente configurate e messe in opera dal fornitore apposta per l'utente, ma gli sono assegnate, rapidamente e convenientemente, grazie a procedure automatizzate, a partire da un insieme di risorse condivise con altri utenti lasciando all'utente parte dell'onere della configurazione. Quando l'utente rilascia la risorsa, essa viene similmente riconfigurata nello stato iniziale e rimessa a disposizione nel pool condiviso delle risorse, con altrettanta velocità ed economia per il fornitore. 
Fra le soluzioni cloud computing la più interessante e attiva è senza ombra di dubbio OpenStack.
OpenStack è una piattaforma di software libero e open source per la gestione di datacenter destinati al cloud computing. La piattaforma software è costituita da diversi componenti interconnessi fra loro che controllano pool di computazione, storage e risorse di rete. Il tutto è gestibile da una CLI (interfaccia a riga di comando) o tramite interfaccia web. Il sistema operativo su cui si basa è Linux.
L'architettura di Openstack è suddivisa nei seguenti moduli:

  • OpenStack Compute (nome in codice Nova), un controller per il cloud computing (la parte principale di un sistema IaaS)
  • OpenStack Object Storage (nome in codice Swift), un sistema di storage scalabile e ridondante
  • OpenStack Image Service (nome in codice Glance), un servizio dove gli utenti possono caricare i dati
  • OpenStack Identity (nome in codice Keystone), un servizio che fonisce le API di autenticazione
  • OpenStack Dashboard (nome in codice Horizon), fornisce una interfaccia grafica, sia per gli amministratori che per gli utenti, per l'accesso e la gestione delle risorse fornite dal cloud
  • OpenStack Networking (nome in codice Neutron, precedentemente Quantum), un sistema per la gestione delle reti e degli indirizzi IP
  • OpenStack Block Storage (nome in codice Cinder), fornisce uno storage persistente a livello di dispositivi a blocchi per il loro utilizzo da parte delle istanze di OpenStack compute

Il corso della Linux Foundation

Un professionista o un utente che vuole specializzarsi in questo settore deve avere dunque diverse competenze.
Diversi sono gli enti certificatori. Uno di questi è The Linux Foundation che anni propone diversi corsi online grazie ai quali gli utenti possono formarsi a distanza con un metodo di apprendimento facile, incentrato sulla pratica e flessibile.

Nelle scorse settimane sono stato contattato da un responsabile che lavora per la Linux Foundation che mi ha offerto la possibilità di provare uno di questi corsi. Sono stato selezionato grazie ad una iniziativa della The Linux Foundation indirizzata ad utenti e bloggers tramite la quale viene offerta la possibilità di provare un corso Linux online per fornire un feedback riguardo la metodologia del corso al fine di migliorarlo.

Il corso in questione è l'LFS252: OpenStack Administration Fundamentals che prepara gli utenti insegnando tutto quello che c'è da sapere per creare e gestire cloud pubblici e privati con OpenStack.
Il corso è pensato per gli amministratori di sistema che sono responsabili dell'infrastruttura cloud OpenStack. Oltre a questi può rivelarsi utile per sviluppatori di applicazioni per l'infrastruttura OpenStack.

Il corso insegna come amministrare e utilizzare i servizi di base di OpenStack. Nel corso imparerete ad utilizzare la gamma completa dei servizi OpenStack, gestire distribuzioini e macchine virtuali OpenStack, creare Infrastructure-as-a-Service enterprise, come eseguire e risolvere problemi con Neutron, Ceph e Nova e tanto altro.

Il programma del corso

Il programma del corso LFS252: OpenStack Administration Fundamentals è il seguente:

  • Course Introduction
  • Cloud Fundamentals
  • Managing Guest Virtual Machines with OpenStack Compute
  • Components of an OpenStack Cloud (Part One)
  • Components of an OpenStack Cloud (Part Two)
  • Reference Architecture
  • Deploying Prerequisite Services
  • Deploying Services Overview
  • Advanced Software Defined Networking with Neutron (Part One)
  • Advanced Software Defined Networking with Neutron (Part Two)
  • Distributed Cloud Storage with Ceph
  • OpenStack Object Storage with Swift
  • High Availability in the Cloud
  • Cloud Security with OpenStack
  • Monitoring and Metering
  • Cloud Automation
  • Course Summary

Il livello di difficoltà

Il corso è caratterizzato da un livello di difficoltà intermedio e necessità di competenze di base nell'uso della riga di comando di Linux. Due sono le distribuzioni utilizzate durante il corso ovvero Ubuntu per la parte inerente DevStack e CentOS per RDO. Di conseguenza dovrete avere dimestichezza con i comandi base delle suddette distro.
Oltre a questo è richiesta una conoscenza nell'amministrazione di sistemi Linux, e concetti come l'amministrazione di rete, lo storage e i sistemi virtuali. Se non avete dimestichezza con questi concetti potete approfondirli nel corso LFS201 Essentials of System Administration.
Altro requisito, che non viene pubblicizzato nel corso per ovvi motivi, è la conoscenza della lingua inglese in quanto tutto il corso e il materiale fornito sarà in inglese. 

Struttura del corso e durata

A tutti gli utenti verrà fornito un anno di accesso online al corso (a partire dalla data di acquisto), a tutti i laboratori online e ai contenuti scritti. Il corso è al 100% online quindi per poterlo seguire vi basterà avere un PC, un browser web e una connessione ad internet.

Il corso è pensato per essere completato in 40/50 ore ma, essendo un corso di tipo autodidattico, ognuno è libero completarlo secondo i propri ritmi di apprendimento, tanto il corso è comunque disponibile per un anno dalla data di acquisto.


Le lezioni

Il corso è suddiviso in capitoli illustrati tramite slide nelle quali verranno proposti i vari concetti da apprendere. Le slide sono chiare e semplici e sono spesso accompagnate da audio descrizioni o video (sottotitolati in inglese che non fa mai male).

Un esempio di slide con video
Alla fine di ogni capitolo verranno proposte una serie di semplici domande sui concetti principali appena appresi. 

Un esempio delle domande che troveremo alla fine di ogni capitolo
Le domande, al pari dei laboratori che più avanti vedremo, hanno lo scopo di migliore l'apprendimento dei concetti. Non ci verrà assegnato un voto e non ci sarà un esame finale per completare il corso quindi non fatevi prendere dall'ansia da prestazione :).

I laboratori on demand

La parte più interessante del corso è quella dei laboratori online on demand. Il corso prevede più di 40 laboratori nei quali potremo impratichirci con i comandi e i concetti di base. Qui sotto potete vedere una demo di un laboratorio on demand



Come potete vedere alla fine di ogni capitolo verranno proposti dei laboratori virtuali grazie ai quali potremo mettere in pratica i concetti esposti.
Per guidare l'utente nello svolgimento degli esercizi viene fornita una guida che ci illustrerà passo passo i comandi da utilizzare. Al termine di ogni laboratorio troveremo una serie di domande sugli esercizi appena svolti. Potremo controllare autonomamente i nostri risultati grazie alle soluzioni ai quesiti che troveremo alla fine di ogni laboratorio.

Le mie considerazioni sul corso

Sono ancora agli inizi del corso ma mi sento ugualmente in grado di dare un giudizio allo stesso. Da quanto ho avuto modo di vedere le slide sono sono incisive e di facile lettura e offrono i giusti concetti di base. I video che accompagnano alcune slide sono anche essei chiari e, grazie ai sottotitoli, è possibile seguirli con più facilità anche da chi non è tanto pratico nell'inglese parlato.
Il materiale didattico dei laboratori è invece impeccabile in quanto fornisce istruzioni passo passo accompagnate da immagini che aiutano ulteriormente l'utente nello svolgimento dei laboratori.
Il mio unico consiglio, prima di frequentare questo corso, è quello di esercitarvi con lingua inglese, in questo modo eviterete di dover fare la doppia fatica di tradurre i concetti per poi metabolizzarli.

Nei prossimi mesi vi terrò aggiornati sui miei progressi e a fine corso vi proporrò un articolo con le considerazioni finali sul corso.

Trovate maggiori informazioni sul corso, il programma e il costo all'indirizzo Essentials of OpenStack Administration (LFS252)
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