24 giugno 2017

Debian 9 Stretch

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Leggendo la news di Marco Giannini sull’arrivo della nuova versione stable di Debian, mi sono accorto che il mio portatile stava passando da testing a stable. Quale occasione più ghiotta per parlare di quella che probabilmente è la più vecchia distribuzione di Linux ancora in vita?

Debian è, forse, la distribuzione più “forkata” in assoluto, 131 fork secondo distrowatch, quasi la metà delle distribuzioni che ci sono in giro. È “mamma” di tante distribuzioni di successo tra le quali Ubuntu e  Knoppix, “nonna” ovviamente, di tutte le “figlie” di Ubuntu come Mint ed Elementary OS, ad esempio.

Debian nasce il 16 agosto 1993, il nome è una composizione dei nomi Debora e Ian. Debora era in quel periodo fidanzata, moglie e poi ex-moglie del compianto Ian Murdock fondatore della nostra amata distribuzione. Ha influenzato profondamente il pensiero del mondo del software libero, Ian scrisse il “Debian Manifesto”, ma in questo percorso, incontriamo anche persone del calibro di Bruce Perence, che insieme a Ean Schuessler (che pare abbia proposto l’idea) scrisse il “Debian Social Contract”, complemento del Manifesto. Questo contratto Contiene le “Debian free software guidelines” che, sorpresa… sorpresa… forniranno la base per la creazione della “Open Source Definition”.
Non voglio appesantire l’articolo con i contenuti di questi documenti che potete facilmente trovare su internet, ma possiamo dire che Debian è stata ed è protagonista nel dibattito pubblico, filosofico e tecnico sul software libero.

La precisione con la quale Debian fornisce documenti sulla filosofia e le modalità di costruzione del sistema operativo fanno invidia ad Amazon, accanto ai documenti già citati, abbiamo anche la “Debian Constitution” e il “Debian Code of Conduct”. Nel ‘97 Bruce Perens fondò l’associazione “Software in The Public Interest” per ricevere donazioni e finanziare il progetto. Oggi quest’associazione oltre a finanziare Debian sostiene tra gli altri, Arch Linux, Drupal, ffmpeg, Fluxbox, freedesktop.org, GNUStep, Jenkins, Libreoffice, OpenWRT, PostgreSQL.

Ma veniamo al lato tecnico, Debian è una distribuzione a scopi generali, ha un solo kernel di default, che viene utilizzato su Desktop e Server, successivamente è possibile installare altri kernel che sono disponibili nel repository, o anche, ricompilarlo, se lo si ritiene opportuno. Una nota di colore: è possibile usare anche kernel FreeBSD ed esiste anche una versione sperimentale di Hurd.
Per quanto riguarda la manutenzione, le gui sono ridotte all’osso ed il grosso si fa da linea di comando, è chiaramente una distribuzione fatta per chi ha un minimo di esperienza o vuole imparare come si gestisce un sistema *nix.
Debian non offre assistenza commerciale, mette a disposizione la documentazione sul proprio sito, esiste anche un ottimo libro open che si chiama “Debian Administrator Handbook”. Ci sono anche un wiki, una mailing list, e un sito di tipo ask.

Debian ha una gestione delle versioni che ci permette di avere, a seconda delle nostre scelte, un S.O. estremamente stabile, moderatamente stabile, piacevolmente instabile.

La versione ufficiale è quella che viene definita “stable”. È più stabile, ma i pacchetti possono essere datati, riceve solo aggiornamenti di sicurezza. Normalmente viene rilasciata ogni due anni, ma la regola è che viene rilasciata solo se è pronta. È la versione consigliata per server e workstation. La “OldStable” viene supportata ancora per un anno dopo il rilascio della nuova stable e dopo viene archiviata.

Testing: è la futura stable, riceve aggiornamenti, quasi come una rolling-release, quando sta per uscire la versione stable va in “freeze” e si trasforma in stable.

Unstable: è la versione di sviluppo, i pacchetti sono aggiornati alla loro ultima versione e possono essere stabili o instabili, a seconda di come la loro casa madre prenda sul serio il rilascio del proprio software. Esistono distribuzioni rolling basate su questo ramo, come ad esempio Sidux.

Dal 2014, sull’onda delle scelte di Ubuntu, è nato il team Debian LTS che prende in mano il supporto della distribuzione dopo 3 anni e lo estende a 5 anni. Attualmente questo team ha il supporto di Wheezy che è esteso fino al 2018, fra un anno prenderà in mano Jessie che verrà supportata fino al 2020.

Per chi se lo fosse chiesto, i nomi delle versioni di Debian vengono dai personaggi del cartone animato Toy Story, che è il primo cartone animato sviluppato completamente in computer grafica. Toy Story, uscì nel ‘95. L’unico nome di versione che non cambia mai, è quello della versione unstable, Sid: il bimbo che nel cartone cerca di distruggere continuamente i giocattoli.

Il supporto hardware di Debian non è buono quanto quello di Ubuntu, perché per ragioni etiche mancano tutti di driver proprietari. Abilitando i repository contrib e non-free è possibile accedere a parte di questi, nel kernel ci sono comunque alcuni blob proprietari, che se tolti probabilmente bloccherebbero il funzionamento del S.O. in tutte le macchine moderne. Questo è un problema che prima o poi il mondo del software libero dovrà porsi.

Il Desktop di default di Debian è GNOME, ma è possibile installare praticamente tutti i desktop e window manager esistenti. Debian lascia l’estetica e la grafica così come è stata pensata dal produttore. Nel caso si desideri qualcosa di più carino si devono modificare manualmente le impostazioni e installare le icone e i font necessari. Naturalmente è possibile installare Debian anche senza nessuna grafica ottenendo un terminale a linea di comando.

Il sistema di gestione dei pacchetti di Debian è dpkg. Insieme a rpm dpkg è uno standard de-facto, l’estensione di questi pacchetti è .deb, esistono vari software che permettono di installarlo, i più famosi sono apt-get, apt, aptitude. Debian, con circa 50.000 pacchetti, ha il repository più vasto del pianeta. Supporta anche tantissime architetture, molte di queste non più commercialmente valide. La natura della sua comunità non legata a doppio filo con il mondo dell’economia le permette di supportare, dove qualcuno ne ravvisi la necessità, anche contesti che ormai sono rari, le architetture supportate sono Arm, Intel i386 e amd64, mips, PowerPC, s390x.

Debian è una delle distribuzioni più “etiche” tra quelle che ci sono in giro, ricordo che all’inizio veniva, da molti, definita estrema. In realtà il suo approccio di fronte al software proprietario è molto pragmatico. Per esempio, fornisce un repository apposito per il software non-free, sarebbe come se Apple o Microsoft fornissero la possibilità di installare software libero automaticamente, direttamente dal programma di installazione. Distribuzioni come, ad esempio, Fedora, non lo fanno. Questa scelta potrebbe essere letta come ipocrita, ma dal punto di vista tecnico, in particolare della sicurezza è importante, perché l’utente che installa software dal repository non-free non si deve porre domande sulla sicurezza del software che sta installando, mentre l’utente Fedora, se incauto, potrebbe compromettere la sicurezza del proprio sistema affidandosi a repository amatoriali.
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23 giugno 2017

Red Hat presenta la prima infrastruttura iperconvergente open source production-ready

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Red Hat presenta la prima infrastruttura iperconvergente open source production-ready 

Red Hat introduce una piattaforma software-defined che integra storage e capacità di elaborazione per siti remoti e implementazioni edge 

Milano, 23 giugno 2017 – Red Hat, Inc. (NYSE: RHT), leader mondiale nella fornitura di soluzioni open source, presenta Red Hat Hyperconverged Infrastructure, la prima soluzione HCI (hyperconverged infrastructure) production-ready open source. Associando innovative tecnologie di storage e virtualizzazione con una piattaforma operativa stabile e solida, Red Hat Hyperconverged Infrastructure è pensata per permettere alle imprese di portare le capacità del datacenter in ambienti con spazio limitato, come gli uffici remoti e le sedi decentralizzate.

Le organizzazioni con attività distribuite, come nei mercati bancario, energia e retail, devono essere in grado di offrire alle filiali e agli uffici remoti gli stessi servizi disponibili nel datacenter. Tuttavia, questi luoghi possono essere caratterizzati da sfide in termini di spazio e capacità di raffreddamento limitati e assenza di personale tecnico onsite. Le aziende che si trovano in questa situazione necessitano di potenti servizi, integrati su un unico server in grado di fare scale out.

Red Hat Hyperconverged Infrastructure è pensata per affrontare queste sfide integrando storage e capacità di elaborazione in un unico server e rendendolo adatto per installazioni remote, branch office o edge. Questa infrastruttura consente alle imprese di implementare e gestire centralmente architetture distribuite, assicurando agli uffici remoti la stessa qualità e prestazioni senza richiedere il supporto di personale tecnico dedicato.

Red Hat Hyperconverged Infrastructure è l’unica offerta production-ready con uno stack open source completo, sviluppata, commercializzata e supportata da un unico vendor. Un approccio open source basato sulla community aiuta a evitare il lock in e permette di trarre vantaggio dall’innovazione che nasce nelle comunità aperte. Poiché l’infrastruttura e i componenti software-defined derivano dallo stesso vendor, l’obiettivo di Red Hat è quello di minimizzare il troubleshooting e i problemi legati al supporto.

“I nostri clienti desideravano una soluzione che soddisfacesse le loro esigenze infrastrutturali a livello aziendale – non solo per l’ufficio centrale – e le soluzioni proprietarie sembravano essere l’unica opzione per le installazioni remote e edge”, commenta Ranga Rangachari, vice president e general manager Storage in Red Hat. “Con Red Hat Hyperconverged Infrastructure i clienti possono effettuare il provisioning delle risorse compute e storage sui siti remoti per far girare istanze locali di applicazioni con la stessa efficacia delle operazioni in-office. Integrare la tecnologia di virtualizzazione e la piattaforma storage software-defined di Red Hat offre alle aziende procurement, implementazione e interoperabilità, permettendo loro in ultima istanza, di risparmiare tempo e denaro”.

“Il mercato dei sistemi integrati continua a crescere e il segmento delle infrastrutture convergenti ne sta prendendo una quota sempre maggiore”, aggiunge Terri McClure, senior analyst Enterprise Strategy Group. “Le installazioni negli uffici remoti e nelle filiali possono essere problematiche da un punto di vista IT e sono adatte alle soluzioni convergenti. Red Hat Hyperconverged Infrastructure rappresenta un inizio promettente in un momento interessante in cui un numero crescente di aziende è alla ricerca di soluzioni iperconvergenti che rispondano alle loro esigenze per i siti remoti e che rappresentino la base di future scelte software-defined”.

Red Hat Hyperconverged Infrastructure si avvale della nota piattaforma di virtualizzazione di Red Hat, così come di storage software-defined, per gestire in modo efficace un’infrastruttura storage e compute integrata su hardware o reti diversi. Per farlo, Red Hat Hyperconverged Infrastructure è stata progettata con una suite di componenti, integrati per fornire un’esperienza unificata dall’installazione alla gestione, tra cui:
  • Red Hat Virtualization – la nota piattaforma di virtualizzazione enterprise KVM (kernel-based Virtual Machine)
  • Red Hat Gluster Storage – storage software-defined altamente scalabile che può convergere sullo stesso hardware degli host Red Hat Virtualization, eliminando la necessità di infrastrutture di elaborazione aggiuntive e semplificando l’implementazione.
  • Red Hat Enterprise Linux – la nota piattaforma enterprise Linux che rappresenta una base solida e affidabile.
  • Ansible by Red Hat – implementazione e gestione basata sul framework di automazione IT open source semplice, potente e agentless che offre installazione e configurazione automatizzate da un punto centrale.
Disponibilità
Red Hat Hyperconverged Infrastructure è già disponibile.
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Rilasciato 3.17.0: migliorata l'importazione dal formato XPWE

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Giuseppe Vizziello ha annunciato il rilascio di LeenO 3.17.0, la nuova versione della sua famosa estensione per LibreOffice che trasforma la Calc in un potente software per la realizzazione di computi metrici estimativi e della contabilità lavori.

La versione 3.17.0 di LeenO vede l’introduzione, sia nella tabella di COMPUTO che in quella di CONTABILITA, della colonna relativa agli importi dei Materiali e dei Noli, sempre che le voci in Elenco Prezzi siano corredate dei valori della manodopera. Ovviamente gli importi parziali di Materiali e Noli vengono annotati anche su ogni riga di categoria, oltre che nel riepilogo  in calce al COMPUTO. Per la visualizzazione di questi dati è sufficiente agire sulla voce di menù Viste>Manodopera.

Aggiornato anche il modulo di importazione dal formato XPWE per conservare compatibilità con le ultime versioni di Primus.

Di seguito trovate le note di versione di LeenO 3.17.0:
  • Eliminato il colore di sfondo dalle celle di Elenco Prezzi.
  • L’inserimento di nuova voce in Elenco Prezzi è completo delle formule di sommario del computo.
  • Aggiunta la lista di scelta delle unità di misura nelle voci di Elenco Prezzi.
  • Nelle importazioni dei prezzari le righe senza prezzo hanno un colore di sfondo e si può scegliere se visualizzarle.
  • Corretta formula per il calcolo dell’incidenza percentuale di manodopera nelle righe di categoria.
  • Aggiornata l’esportazione in formato XPWE con l’uso di una routine per il riconoscimento di qualsiasi tipo di contenuto delle celle.
  • Aggiornata l’importazione dal formato XPWE per la presenza dei codici WBS (ultime versioni di Primus).
  • Aggiornato il Pesca: quando la voce di COMPUTO ha già un codice di prezzo assegnato, il cursore evidenzia lo stesso codice in Elenco Prezzi.
  • Alleggerito il grigio di sfondo delle voci di COMPUTO trattate con il comando Azzera una voce di COMPUTO.
  • Aggiunte le colonne di Materiali e Noli (€) sia in COMPUTO che in CONTABILITA.
  • Aggiunta alla modalità Viste>Manodopera la colonna con l’importo dei Materiali e Noli (€).
  • Aggiunti i parziali di categoria per la colonna Materiali e Noli (€).
  • Aggiunto in Riepilogo e/o firme in calce i valori di Materiali e Noli (€).
  • Aggiunta voce di menù Importa/Esporta…>Importa voci da prezzario Regione Toscana XML.
  • Il passaggio di voci di prezzo da un computo ad un altro aggiunge le formule di sommario sulle righe importate.
  • Aggiornato l’adeguamento automatico dei vecchi lavori alla versione corrente di LenneO.
  • Correzioni di bug minori.
  • Cancellato codice obsoleto.
Potete scaricare LeenO all'indirizzo http://leeno.org/about-leeno/leeno/download/

PS: vi ricordo che su Linux, per poter installare LeenO, è necessario che siano installato nel sistema i pacchetti python3-uno e libreoffice-script-provider-python che permettono a LibreOffice di leggere e interpretare il linguaggio Python con cui sono scritte alcune azioni di LeenO. Potete installarli dal vostro gestore dei pacchetti.
Se siete su Ubuntu e derivate come Linux Mint vi basterà dare da terminale

sudo apt install python3-uno libreoffice-script-provider-python

ed in seguito installare LeenO facendo doppio click sul file di installazione scaricato dal sito di LeenO.
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21 giugno 2017

DT3 Servizi Informatici lancia Open Cloud!

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Vi ricordate di Open365, il servizio di cloud storage e office online basato su LibreOffice? Del progetto si erano perse le tracce dopo la fase beta di sviluppo lasciando con l'amaro in bocca molti utenti che erano rimasti entusiasti da questo tipo di soluzione.
Bene, gli utenti intenzionati ad usufruire di un simile servizio possono ora tirare un sospiro di sollievo grazie a Guillermo Fischetti e alla sua società DT3 Servizi Informatici che ha lanciato il progetto Open Cloud che ci consentirà di avere LibreOffice, cloud storage, editing immagini, posta elettronica e applicazioni Windows sempre a portata di mano via browser!


Chi è Guillermo Fischetti
Guillermo Fischetti è stato il primo italiano a collaborare al progetto eyeOs (lanciato a Barcellona nel 2006) da cui è nato successivamente Open365. Dopo la decisione di Telefonica di chiudere il progetto e di licenziare il team di sviluppo, Guillermo ha deciso di prendere in mano le redini dello sviluppo e di assumere gli sviluppatori che per anni ci hanno lavorato su.


Open Cloud e le sue versioni
Il team di Open Cloud ha attualmente rilasciato una demo della versione Pro che è richiedibile, previa registrazione, per un mese. L'ambiente di Open Cloud è lo stesso che abbiamo già visto su Open365. Gli sviluppatori si sono però concentrati sulla rimozione di tutti i bug che gli utenti hanno segnalato nel corso dei mesi e sulla implementazione di nuove funzionalità disponibili nella versione Enterprise.



Ma vediamo quali sono le principali caratteristiche di Open Cloud:

Open Cloud Pro include:
  • LibreOffice
  • Thundebird + Calendario
  • Calcolatrice
  • Seafile (con gestione utenti e gruppi)
  • Gimp 
  • Servizio di chat aziendale con supporto alla videoconferenza
Open Cloud Enterprise ha tutte le caratteristiche della versione Pro con in più la possibilità di accesso di fino a 10 applicativi Windows del cliente. Open Cloud non fornisce le licenze delle applicazioni Windows ne di Windows ma integra le applicazioni collegandosi ai server delle aziende tramite RDP (Apache Guacamole via Html 5) rendendo le applicazioni fruibili online sfruttando anche i dati presenti all'interno del proprio spazio cloud (grazie a Seafile).


Quanto costerà il servizio?
Il prezzo finale non è ancora stato reso noto. Quel che è certo è, essendo il servizio personalizzabile, il prezzo sarà variabile.
Entrambe le soluzioni prevederanno comunque un piano di sottoscrizione di 12 mesi con pagamento anticipato. Per tutti coloro che sottoscriveranno un abbonamento per 12 mesi ci saranno due mesi gratuiti.

Dove registrarsi
Se siete interessanti a provare il servizio potete farlo registrandovi tramite il sito internet DT3.it o tramite Open-cloud.it


Di seguito trovate una rapida panoramica delle applicazioni presenti su Open Cloud:

La schermata principale con la gestione dei nostri file

L'hub tramite il quale possiamo lanciare le singole applicazioni

Thunderbird, il client di posta elettronica integrato (attualmente è presente la versione 45.6.0)

LibreOffice Writer


LibreOffice Calc

LibreOffice Impress

GIMP

La calcolatrice integrata, richiamabile da qualsiasi schermata che è possibile spostare sullo schermo e posizionarla dove ci fa più comodo

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20 giugno 2017

Firefox Focus sbarca su Android

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Firefox Focus sbarca finalmente su Android!
Il nuovo browser di Mozilla, che già da un anno era disponibile per iOS, arriva finalmente anche su Android che ne possono finalmente apprezzare le funzionalità di privacy avanzata.
La caratteristica principale di Firefox Focus è il fatto di avere il blocco automatico degli elementi traccianti più diffusi durante la navigazione ovvero:


  • pubblicità traccianti
  • analytics traccianti
  • traccianti social
  • cookie

A questo si aggiunge la possibilità di bloccare ulteriori elementi traccianti e i web font per velocizzare ulteriormente la navigazione. A navigazione conclusa potremo inoltre cancellare, con un solo tasto, la cronologia di navigazione nascondendo le nostre attività sul web da terzi che potrebbero avere accesso fisico al nostro smartphone.
Potete scaricare Firefox Focus su Google Play o App Store.
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