11 novembre 2013

Antergos: la prova su strada


Tempo fa si chiamava Cinnarch, si trattava di una derivata di Archlinux che aveva come obiettivo quello di offrire una Archlinux pronta ed impacchettata per gli utenti vagamente capaci.



Includeva Cinnamon, un installer stile AIF e una vagonata di software preinstallato.

L'intento, raggiunto, era quello di offrire un assaggio di "KISS" a chi non riusciva a superare lo scoglio della procedura di installazione di Arch.

Ma anche le cose belle sono destinate a finire: Cinnamon  dipendeva da Gnome 3.6, mentre Arch passava alla release 3.8 rendendo difficile la manutenzione del pacchetto (che avrebbe richiesto di "forkare" Gnome su Aur come dipendenza).

Ed ecco l'idea, un contraltare più "puro" di Chakra, Cinnarch sarebbe rinata col nome di Antergos, diventando di fatto una Archlinux pura (i repo sono gli stessi)  con Gnome Shell ed una installazione facilitata.

Per metterla alla prova la comparerò alla mia Arch, cioè qualcosa  che un utente esperto arriva ad avere dopo un po, un meccanismo ben oleato che potrebbe essere scambiata (colpa / merito di packagekit) da un occhio non attento per Fedora.

STEP 1: L'installazione 


cnchi fa veramente bene il suo lavoro, chi ha installato Ubuntu almeno una volta saprà gestirlo senza problemi, Antergos ci fa scegliere al volo il desktop da utilizzare, noi scegliamo il principale, cioè Gnome.



Ottima la possibilità di scegliere, in fase di installazione come partizionare il disco in modalità "easy" ( leggi come "se trova Windows propone il dual boot").

NOTA: come Archlinux il live cd non contiene pacchetti, la procedura di installazione potrebbe durare molto a lungo a seconda della vostra connessione.

NOTA 2: l'arciere che è in me un po protesta, in tool facoltativo poter selezionare i mirror anche con la versione grafica non mi sarebbe dispiaciuto, contando che poi ne ho uno locale, ma sorvoliamo, il target di utenti di Antergos potrebbe non curarsi di questa roba.



La procedura comunque scorre, in background c'è il solito output di pacman da poter sbirciare consultando i log.


STEP 2: Funziona?

Si, funziona.

Il parco software sta volta è ristretto, simile a quello ottenibile sulla mamma Arch installando il metapacchettone Gnome e qualcosa dal metapacchettone gnome-extras.

A gestire il software c'è una GUI per pacman carina: pacman Xg.

È un front-end carino, versatile e stand alone, usa solo xlib, quindi non poggia su nulla che sia gtk o qt, di contro il look&feel è povero, molto anni 90, viene da chiedersi se ha senso usarlo su una distribuzione di certo non orientata a macchine obsolete.

Packagekit sarebbe stato preferibile (per chi non lo conosce potete trovarlo in Fedora) per via dell'aspetto più "smooth" della sua passione per gnome (appunto, un progetto Fedora che va a braccetto con Gnome)  e della gestione degli aggiornamenti, schedulabile  in pieno stile Ubuntu.

Per il resto, come già detto, c'è poco.. ma potrebbe essere un modo per dire "si , siamo KISS, la base ve la diamo, vi diamo i tool ed il resto fatevelo da soli !)

STEP 3: Arch Vs antergos 



Ecco, vista da sola, con l'occhio del nuovo utente ha senso, ma se la si compara ad una Archlinux affinata dal tempo continua ad essere sensata?

La mia Arch poggia su packagekit, su plymouth, su Gnome nella sua integrità e nime estesi.

Antergos c'è molto vicina, manca una bootscreen che renda l'avvio uniforme, da grub al desktop ed una modalità di installazione uefi (che per carità, non c'è in arch, va fatta a mano, ma avrebbe un suo senso averla in una distro user friendly).


Conclusione: provatela, se quello che cercate è una esperienza Archlinux pura ma non riuscite a superare lo scogio di installazione e configurazione Antergos è per voi.

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