10 giugno 2012

Software libero, la Pa risparmierebbe 675 milioni


I miei lettori sanno da tempo l'importanza etica di adottare software libero nell'apparato statale dalle scuole alle università, dai piccoli comuni sino all'amministrazione centrale passando per ogni piccolo ufficio.

Accanto ai motivi etici c'è anche un altro valido motivo per passare al software libero ovvero quello economico. Un motivo che in un periodo di ristrettezze economiche come quello che stiamo vivendo non può essere affatto trascurato.

Di questo aspetto si è occupato Il Fatto Quotidiano in un interessante articolo a firma di Thomas Mackinson, articolo che trovate integralmente al link Software libero, la Pa risparmierebbe 675 milioni. Ma l’osservatorio è senza risorse.

Ebbene
Assinform nel 2003 stimava una spesa globale in Ict pari a 3 miliardi di euro (1,7 per quella centrale, 1,2 per la periferica) di cui circa 675 milioni in software con licenza. Statistiche più aggiornate non ce ne sono. Ed è paradossale perché proprio l’Istituto nazionale di statistica (Istat), da cinque anni a questa parte, è progressivamente migrato verso l’Open Source con un risparmio che il responsabile dello sviluppo software Carlo Vaccari stima pari al 50%. Nel 2003 Istat spendeva 1,2 milioni di euro l’anno in software proprietario, oggi spende meno della metà e sviluppa in proprio gli applicativi e i sistemi open di cui ha bisogno.
E si avete letto bene, 675 milioni di euro che ogni anno i cittadini contribuenti pagano e che potrebbero essere risparmiati per esser destinati ad altri capitoli di spesa.
Soldi che però non si vogliono risparmiare.

5 commenti:

  1. Penso che ai dirigenti della PA non gli frega una cippa di risparmiare qualche milione di euro, visto che non li mettono di tasca loro e che i loro inusitati e assurdi premi di produzione se li beccano lo stesso! E sono oltre 20 anni che lavoro in una PA che si vanta di essere un punto di riferimento in Italia, quindi purtroppo so di cosa parlo.

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  2. Attenzione a questi conti che sommano solo quello che fa comodo.
    Il risparmio che si ha col sw libero non è quello al netto delle licenze e basta. Bisogna tenere conto che anche il sw libero ha un costo di formazione del personale, manutenzione, consulenze varie (sopratutto) e di gestione del cambiamento.
    Certo il grosso vantaggio è che questi costi ricadono tipicamente sull'indotto italiano e non si dirottano verso una multinazionale americana. Però a livello di risparmio il discorso non è così semplice come lo sifa sempre, e anzi non è neanche detto che sia sempre conveniente.

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  3. @Anonimo

    Ho per questo allegato al post due miei precedenti articoli con casi concreti, quello della Gendarmeria Francese, quello del comune di Monaco e quello dell'amministrazione pubblica islandese. A questo si può aggiungere il caso Bolzano

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  4. lavoro nel CED di una Pa e la soluzione non è il software libero, la soluzione sarebbe farsi da soli i programmi!!!
    L'80% dei costi delle licenze di una PA non vanno di certo a Microsoft o altri grandi player del mercato! Ma vanno a software house che sviluppano programmi pensati SOLO per la PA!
    E sono programmi fatti male, aggiornati poco e carissimi!
    L'assurdo è che per esempio software che gestiscono, Anagrafe, Servizi Sosiali, Tributari, etc ( che sono UGUALI per tutte le PA ) non vengano sviluppati da un unico ente ( CNIPA ? ) per tutte le PA!!!
    Avete idea di quanto si risparmierebbe se il CNIPA o lo Stato creasse una divisione informatica che crea i software per la PA....
    e non parlo di software complicati... sono tutti software di data entry alla fine...client server...
    oltre al fatto che i software che le PA comprano sono closed source ma dentro ci finisco i dati dei cittadini, delle imprese, etc etc... quindi chi mi assicura che la software house non ci abbia infilato in mezzo un trojan...il codice è blindato e non si può leggere...

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  5. sono d'accordo con sulla questione dei programmi, all anagrafe vedo programmi spartani e dipendenti esauriti per i continui crash
    ma se uniamo alla possibilità di creare programmi(quindi necessario un centro di svilupop software), un passaggio al software libero che permetti di avere massime prestazioni anche da computer datati, porterebbe ulteriori aumenti di performance e una sicura diminuzione dei costi di mantenimento, un esempio...
    nella m ia scuola hanno buttato(mandati al riciclo) una 50 di pc, perfettamente funzionanti, ma vecchi, niente che non si poteva risolvere con una buona distro linux(ubuntu, fedora, o altro) e lxde...non è forse uno spreco questo?

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