Le voting machine usate per il Referendum in Lombardia avevano Ubuntu

I miei lettori lombardi di certo ricorderanno le tanto problematiche e costose voting machine (che Maroni definiva tablet) usate per il referendum per l'autonomia della Lombardia che si è svolto nel 2017.
Per l'occasione referendaria, il presidente della Lombardia aveva deciso di acquistare 24000 voting machine modello VIU-800 prodotte dalla Smartmatic per un costo di 23 milioni di euro (a cui vanno aggiunti i costi degli stipendi dei 7000 assistenti digitali formati appositamente e le spese per la campagna e l'organizzazione). L'acquisto fu infelice in quanto, oltre ad essere costoso, è stato causa di numerosi disservizi sia durante l'utilizzo delle macchinette di voto che durante le fasi di scarico dati per lo scrutinio.

Per giustificare il costo il Governo Lombardo aveva deciso di "regalare" le suddette voting machine alle varie scuole della Lombardia.
Tutto bello direte voi. Invece no. Stando a quanto riportato da Il Fatto Quotidiano le voting machine restano ancora ammassate nei laboratori scolastici in attesa di una collocazione specifica. Questo perché queste macchine non sono funzionali e trasportabili (pesano 2kg e hanno dimensioni di 25 cm per lato) e hanno problemi al touchscreen che risulta poco responsivo a tal punto che i bambini delle primarie hanno difficoltà a premere con forza sufficiente sullo schermo. Oltre a questi problemi c'è il problema prestazioni visto che il sistema installato risulta lento.
I device sono equipaggiati con processore Intel Atom Z8300, 1 GB di RAM e 8 GB di memoria di archiviazione. Indovinate un po' quale sistema operativo montano? Ubuntu! Si, avete letto bene. A quanto pare qualcuno in Regione ha deciso di far installare su queste macchine un sistema operativo open source per non pagare eventuali licenze commerciali (di default queste macchine vengono equipaggiate o con Windows 10 x86 o con Android 5.1).
Molto probabilmente i problemi al touchscreen sono da imputare alla scarsa ottimizzazione dei driver.
Insomma, una spesa mal fatta e una richiesta di soluzioni open source fatta solo in ottica di risparmio, senza valutare con criterio eventuali problemi che sarebbero potuti nascere.

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