5 dicembre 2011

Diffusione di GNU/Linux: di chi è la colpa?



Ogni anno sul finire del calendario, si sente qualcuno dire: "L'anno prossimo sarà l'anno di GNU/Linux"
Puntualmente poi l'anno che doveva vedere l'affermazione dei sistemi GNU/Linux in ambiente desktop (perché in realtà in altri ambiti i sistemi Linux riescono a guadagnare sempre più quote di mercato) finisce con un nulla di fatto.
Ed ogni anno, puntualmente, scattano le analisi da parte degli addetti ai lavori per cercare di capire a cosa sia dovuto il mancato successo.

In questo post, limitatamente alle mie conoscenze, cercherò di rispondere ai motivi della mancata affermazione di GNU/Linux.
Mi piacerebbe che voi lettori partecipaste attivamente alla discussione.
Se qualche lettore è bravo con l'inglese mi farebbe un grosso favore se riuscisse a tradurre il testo :P

Per rispondere a questa domanda ho preferito dividere il problema in grandi macro aree, che in definitiva sono i problemi maggiormente diffusi.


L'hardware & driver
Questo rappresenta uno dei problemi più ostici da affrontare. Se da un lato il riconoscimento hardware su GNU/Linux sta raggiungendo alti livelli, dall'altro spesso e volentieri basta avere una periferica non supportata al 100% per avere grossi problemi nell'uso del pc. Questo accade sopratutto per le periferiche di nuova generazione. I produttori hardware sono ancora restii a supportare il proprio hardware fornendo i driver per GNU/Linux così come invece fanno con Windows.
Questo mancato supporto fa perdere potenziali utenti a GNU/Linux; quante volte avete sentito dire: "Linux fa schifo perché non mi supporta manco il wifi" oppure "La scheda video su GNU/Linux fa schifo".
Questi utenti insoddisfatti si ritrovano così ad abbandonare il sistema non appena arrivati. 
Certo, un utente smanettoni direbbe le fatidiche frasi: "che ci vuole, basta scegliere solo hardware che sia pienamente supportato per assemblare le proprie macchine" oppure "Basta cercare e modificando qua e la periferica parte" ma queste soluzioni sono considerate spesso troppo complicate per l'utente medio che dopo anni di Windows è abituato ad avere la pappa pronta e pure già mezza masticata.
La risoluzione per questo problema non dipende ahimè dagli utenti o dagli sviluppatori di GNU/Linux ma risiede nei produttori di hardware. L'unico modo per "costringerli" è quello di contribuire a diffondere maggiormente i sistemi GNU/Linux in modo che i produttori sentano la necessità di soddisfare l'utenza.


Le killer application
Vi siete mai chiesti come mai l'utenza professionale si tiene alla larga da GNU/Linux? Semplice, mancano le killer application!
Per killer application intendo quelle applicazioni blasonate utilizzate dagli addetti ai lavori di determinate aree.
Prendete un geometra o ingegnere che usa AutoCAD per il proprio lavoro. Arrivato sul mondo GNU/Linux si trova dinanzi ad una scelta, o cercare una applicazione simile nativa o provare, tramite Wine, a far funzionare il programma in oggetto: il risultato è che fino ad ora applicazioni di pari livello non esistono e l'emulazione con Wine offre un applicativo non prestante come se fosse eseguito in ambiente nativo e che non sempre funziona correttamente. L'utente a questo punto ritorna su Windows e buonanotte al secchio.
Questa scena si ripete anche per altri software, altra killer application è Photoshop, uno dei programmi di editing immagini più apprezzato. Ma posso continuare con altri programmi come Pinnacle o Cubase tanto per dirne altri due destinati all'utenza professionale.
La mancanza di queste killer application o di quantomeno valide alternative fa correre a gambe levate i potenziali utenti professionali da GNU/Linux.
La soluzione più "facile" in questo caso è contribuire alla realizzazione di queste applicazioni. Già oggi ci sono valide alternative, per Photoshop ad esempio abbiamo l'ottimo e bistrattato GIMP.


I grandi utenti e la Pubblica Amministrazione
La Pubblica Amministrazione  potrebbe infischiarsene bellamente del problema dell'hardware supportato nonché software specifici. Perché? Beh perché normalmente la Pubblica Amministrazione, così come le scuole o le grandi industrie, si affidano ai grossisti facendo bandi di gara pubblici e sono i fornitori che devono adeguarsi fornendo i loro preventivi. Basta fornire ai fornitori una lista di hardware supportato e aspettare che i fornitori facciano i preventivi. Anche sul versante software la Pubblica Amministrazione può infischiarsene in quanto molti applicativi che usano sono specifici e scritti appositamente per loro, un eventuale versione per GNU/Linux se commissionata consentirebbe sia lavoro per i programmatori che arricchimento per la comunità.
Il fenomeno della mancata diffusione di GNU/Linux nella Pubblica Amministrazione è tipicamente italiano, in altre nazioni infatti la penetrazione di software libero nella PA è importante e chi di dovere incoraggia l'uso di soluzioni open.
Volete un esempio pratico? Lo potete trovare in un mio precedente articolo La gendarmeria francese risparmia 2 milioni di Euro l'anno grazie ad Ubuntu
Anche le scuole possono e devono contribuire alla diffusione in quanto la maggior parte dei laboratori hanno bisogno di software per la navigazione web e qualche applicativo come suite da ufficio. Per fortuna in Italia abbiamo casi di eccellenza come l'Istituto Majorana di Gela. Ma queste sono solo eccezioni e non la regola.
Passare a soluzioni open source per la Pubblica Amministrazione è un dovere ed un vantaggio. Un dovere perché deve essere garantita l'utilizzo dei documenti prodotti nel tempo e l'uso di formati non proprietari: è impensabile che un utente debba dotarsi di Microsoft Office per aprire un documento prodotto dalla Pubblica Amministrazione. È altresì un vantaggio perché come il caso Gendarmeria francese insegna si attua fin da subito un grosso risparmio che in tempi di crisi come quelli in cui l'Italia versa in questo periodo può solo far del bene.
Ma allora perché in Italia, nonostante gli indubbi vantaggi questo non succede?
Come diceva Andreotti "A pensar male si fa peccato ma molto spesso ci si azzecca".
In gioco ci sono le commesse che le grandi aziende dell'IT riescono ad ottenere dalla vendita agli Stati di soluzioni software. Vengono vendute licenze a volume di sistemi operativi, suite da ufficio e altra roba. Alla Microsoft e altre aziende del settore fa comodo impossessarsi del segmento grandi utenti in quanto è una fonte certa di guadagno.
L'altro fattore è l'assistenza hardware e software post vendita di cui le aziende che operano nel settore riescono a lucrare.
Una possibile soluzione a questo problema sarebbe di scegliere accuratamente chi ci va a governare. Come? In Italia esiste da tempo un sito internet, Caro Candidato, un sito internet collaborativo che ha lo scopo di sensibilizzare i politici ad occuparsi di software libero e libertà digitali. Nel sito troverete quei candidati che si sono impegnati a sottoscrivere il Patto per il software libero.

La piccola utenza
La piccola utenza è rappresentata da tutti noi, che usiamo il computer nelle nostre case quale strumento di condivisione, svago e qualche lavoretto. Utenti che non hanno grandi bisogni e l'uso più frequente è dato dalla navigazione internet, qualche documento da stampare e se appassionati qualche gioco in alternativa alle consolle.
L'utente che compra un portatile o un assemblato dalla grande industria si ritrova già installato Windows e qualche prodotto per la produttività come il recente Office Starter oltre che trashware in abbondanza. Abbiamo così utenti che non compiono una scelta consapevole al momento dell'acquisto del proprio PC e si trovano gioco forza ad usare Windows.
La colpa non del tutto delle industrie, alla fine loro vanno in contro al bisogno dell'utente, se un ragazzino a scuola usa Windows, cresce e al lavoro usa Windows, secondo voi quando rientra a casa quale sistema si aspetta di trovare sul proprio pc? Ovvio Windows!
La piccola utenza è vittima inconsapevole di un lavaggio del cervello che si compie fin dalla tenera età. È un pò come accade in Italia, la maggioranza delle persone è cattolica, nasci e in fasce vieni battezzato, cresci e alla scuola ti ritrovi l'ora di religione, alla fine per forza di cose diventi Cattolico anche se non consapevolmente (non me ne vogliano i Cattolici per il paragone).
Il danno più grande al sistema lo compie proprio il piccolo utente inconsapevole che oltre che usare software proprietario si ritrova spesso a piratare alcuni software che usa a scuola o al lavoro a differenza dei grandi utenti che sono "costretti" a comprare le licenze.
E ci ritroviamo così pc di gente che installa la suite completa di office per scrivere al massimo la letterina a babbo natale o photoshop per ritoccare gli occhi rossi alle foto scattate con il cellulare.

La logica del castello e la frammentazione

Anche gli utenti GNU/Linux nonché le comunità legate alle varie Distro a volte ci mettono del loro per non contribuire alla diffusione del software libero.
Uno dei problemi interni a GNU/Linux è quella che io chiamo "la logica del castello". Immaginate un grande e vasto continente dove ogni tanto appare un castello. Questi castelli sono tutti belli, maestosi e al loro interno vivono grandi menti, e questi grandi menti sono accomunate dall'avere una stessa visione su come van fatte le cose. Ogni comunità pensa a come rendere migliore e speciale il proprio castello, fortificandolo, rendendolo bello. All'esterno di questi castelli c'è un vasto territorio abitato da persone in casucole normali. Ogni tanto arrivano i barbari e razziano questi territori.
Gli abitanti dei castelli sono troppo indaffarati a pensare al proprio castello da non accorgersi che basterebbe coalizzarsi per aiutare la povera gente preda dei barbari accogliendola fra le proprie mura.
Bene, questo scenario fantastico che ho appena descritto si può riproporre nella realtà informatica.
I vari castelli sono le varie comunità che si legano fra di loro per seguire le singole distro o i vari DE. Queste comunità, salvo rari casi, non cooperano fra di loro e non riescono mai a mettersi d'accordo per avere alcuni standard comuni per facilitare il lavoro di tutti e sono per questo separati in casa. Chi pensa a dove mettere i pulsanti di chiusura, chi litiga su quale gestore di pacchetti utilizzare, chi se è cosa buona e giusta lanciare una distro ogni 6 mesi piuttosto che lanciare una distro rolling, chi invece se mettere o meno KDE al posto di GNOME e così via.
Nel frattempo, mentre si discute su come fare, fuori dalle mura resta la povera gente comune che vive la sua vita informatica malamente e viene depredata e impoverita dalle grandi aziende dell'IT rappresentati dai barbari.

Sia ben chiaro, in passato questa diversità di vedute è riuscita a fare grande il mondo GNU/Linux e far svilupparlo rapidamente ed efficientemente. Ma ora questa logica non va più bene. Basti vedere la riaccesa e assurda guerra delle interfacce per i DE. Vediamo da un parte la comunità di GNOME che stravolto il desktop tradizionale per orientarsi ai tablet (GNOME Shell) e dall'altra Canonical che sempre sulle basi di GNOME ha realizzato la sua visione del desktop Unity. E gli uni e gli altri si copiano a vicenda e continuano a reinventare la ruota.
Stessa guerra sterile si ha fra le varie distro, fra chi professa amore per le distro semplici da installare e con un buon supporto hardware auomatico (alla Ubuntu) e chi professa amore per distro da cucire su misura in ogni minimo dettaglio (vedasi ArchLinux).

In questa diatriba fra chi fa meglio le cose chi ci gode è sempre il software proprietario e chi ci perde sono quegli utenti che vorrebbero affacciarsi al mondo del software libero ma si ritrovano spaesati, travolti da mille realtà.
Eppure basterebbe poco per accantonare le proprie ideologie e stabilire degli standard comuni, e magari che ne so, realizzare Canterbury Linux, la disto nata come pesce d'aprile, ma che però, se nascesse davvero, riuscirebbe a imporsi in breve tempo nel mondo dei Sistemi Operativi.
Ma questa unione delle forze potrebbe anche riguardare la cooperazione per realizzare quelle killer application di cui l'utenza business ha tanto bisogno. Un esempio di cooperazione attiva può essere rappresento da quanto accaduto con LibreOffice, dove le varie distro hanno deciso di appoggiare attivamente la Document Foundation per migliorare LibreOffice. Gli esempi ci sono, basta solo volerlo.

I big del mondo GNU/Linux

All'interno del panorama GNU/Linux esistono grandi forze, aziende che grazie al software libero fanno soldi come Red Hat (che sponsorizza Fedora) Novell (che sponsorizza openSUSE), Canonical (che sponsorizza Ubuntu) ed Intel (che sponsorizzava MeeGo). Queste aziende nel corso degli anni non hanno saputo sfruttare la propria influenza per stringere accordi commerciali con le aziende produttrici di hardware per penetrare nel settore desktop.
L'unica che ultimamente ci sta provando è Canonical che si sta timidamente affacciando al settore destkop con il recente accordo con Asus per fornire Eee PC con Ubuntu preinstallato. Il problema principale è che entrambe le compagnie non sembrano crederci poi tanto in questo accordo, non hanno investito nel marketing e nemmeno nella diffusione negli store fisici.
Eppure basterebbe poco per penetrare il settore, magari realizzando partnership con produttori meno conosciuti e più propensi ad investire per guadagnare quote di mercato.

E tu che già usi GNU/Linux?

L'ultima parte della colpa infine spetta a noi utenti GNU/Linux navigati. Molti di noi che credono nel software libero e nei principi di Richard Stallman non fanno abbastanza per diffonderli.
Dovremmo prendere tutti esempio da Stallman e dal suo instancabile peregrinare per il mondo per far conoscere a tutti i benefici del software libero.
Dobbiamo diventare portatori della buona novella, dobbiamo impegnarci attivamente a diffondere il verbo di GNU/Linux e i principi fondamentali sui quali la nostra passione si regge. La migliore pubblicità è infatti data da chi resta soddisfatto di qualcosa, il mondo si regge sul passaparola per queste cose, se compri un prodotto buono lo consigli, perché non dovremmo fare lo stesso con GNU/Linux?
Portate GNU/Linux nelle case degli amici, dei parenti, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, fate conoscere alla gente che un'alternativa è possibile. 
E se riuscite a coinvolgere qualcuno adottatelo, non abbandonatelo ma guidatelo perché i nuovi utenti hanno bisogno di qualcuno che li guidi per mano, anche per le piccole cose che per voi possono apparire scontate.
Contribuite come potete alla causa, contribuite e diffondete i principi fondamentali del software libero.
Farete del bene a voi stessi, ai vostri amici, ai vostri parenti, alla società in cui vivete. Solo così potremo cambiare le cose, solo così potremo arrivare a portare i principi del software libero nelle stanze dei bottoni e risolvere i problemi storici della mancata diffusione del software libero.

by Marco Giannini
I credits delle immagini usate nell'articolo vanno ai rispettivi creatori

27 commenti:

  1. Come già discusso, a me piacerebbe vedere finalmente un ambiente basato su Linux gestito direttamente da una società, magari fatta in partnership tra le big, che vada ad imitare il modello Apple: hardware scelto e distribuzione configurata al massimo per sfruttare quell'hardware.
    Sulle killer app: appurata la questione degli orticelli (o castelli), non si raggiungerà mai la qualità professionale per i software [forse anche per il concetto stesso di Bazaar rispetto alla Cattedrale] pertanto o ci investi seriamente per fare un prodotto unico o investi nel porting degli standard professionali verso il mondo Linux, mandando a quel paese Stallman. In quest'ultimo caso bisogna che ci sia quel sistema unico profetizzato all'inizio del commento

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  2. Stefano quella che dici tu è una grossa castroneria riguardo apple... Gnu/Linux non ne ha bisogno! Il kernel Linux gira su qualunque piattaforma hardware e al giorno d'oggi, vuoi con driver e firmware liberi, vuoi proprietari, per quanto riguarda l'hardware siamo ad un buon 89% di supporto! È tanto per un sistema operativo non proprietario! ( Apple si prende da sola la briga di scrivere i driver per Mac OS con le specifiche passate da pochi produttori, in windows li hanno sempre scritti i produttori, per Linux avviene quasi sempre la stessa cosa di apple, con alcune eccezioni per le schede video! )
    La questione software è diversa in quanto quelle aziende come adobe per photoshop, microsoft per Office e così via hanno spinto in modo che si facessero leggi che li "tutelassero" ( sarebbe meglio dire che tutelasse il monopolio delle loro idee, visto che di fatto con i brevetti si impone un monopolio o al massimo un oligopolio! ) e caratteristiche o metodi di funzionamento non possono essere utilizzati da altri programmi... E simularne il funzionamento in altri modi rimane difficile e anche possibilmente soggetto a cause legali!
    ( in questo caso microsoft insegna col FUD, ovvero col terrore delle cause infinite... Sapevi che HTC ha firmato un accordo per andare poi a vedere che in realtà ms aveva stilato una lista di brevetti ridicoli per windows phone? )

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  3. giustamente molte distro sostanzialmente diverse fra loro, confondono e non poco il novizio che vuole avvicinarsi al mondo del pinguino, un sistema unico in parte sarebbe la risposta a tutto , però........

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  4. parliamoci chiaro: se +Linux fosse un unico OS (magari basato su +Arch Linux (official) ) sarebbe molto meglio. #flame
    lasciando da parte le battute: se nel panorama Linux si facesse una cavolo di distro supportata da +openSUSE e/o +Fedora Linux (base RedHat) e +Ubuntu (base +Debian ) chi mai potrebbe dire non investiamo in un OS che ha l'1% di utilizzatori?
    Mentre il panorama adesso è che Linux ha il 2% ma è estremamente frammentato in fettine piccole piccole separate da neanche lo 0,01% e che richiedono pacchettizzazione propria.
    Non ci vuole tanto, basta fare uno standard per i pacchetti cacchio. Basterebbe che Debian e RedHat facessero il primo passo. Non dico di abolire apt e rpm dico di affiancarne un altro che si occupi di gestire l'installazione dei software esterni ai repository. Tutti sarebbero contenti.
    Io mi sentirei onorato di condividere qualcosa con tutti i pinguini senza trollare sull'inefficenza di apt, yum e zypper, si, pacman è superiore ed emerge è meglio ma vabbè... ogni tanto ci si può anche mischiare con i pezzenti.

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  5. Checco, probabilmente tu non hai seguito la discussione che abbiamo tenuto nella cerchia di Marco. In pratica ho sostenuto la necessità non di copiare Apple in sè, ma di provare a replicarne la logica.
    Nello strato inferiore, ossia il kernel e tutti quei fantamerdosi moduli che mi supportano le periferiche della AntaniCorp del quintordici dopo cristo, questa ipotetica cosa dovrebbe avere lo stretto necessario ed essere compilata di conseguenza. Se esistono distro Linux da 50 megabyte mentre Ubuntu è un cd e gli sta stretto ci sarà un motivo.
    In pratica è questo che intendo: prendiamo una Canonical qualsiasi (se non vogliono fare la combo-breaker con RedHat e gli altri), prendiamo un produttore pc interessato (il culmine della epicness sarebbe convincere Negroponte) e invece di marchiare una piattaforma esistente (vedi l'articolo di Marco sull'EEEpc) ne fai una nuova in modo da contenere i costi e fare una cosa performante, poi ci fai una distribuzione che è ottimizzata e paghi le software house per compilare i loro programmi per il tuo sistema.
    Questo è l'Apple style. :)

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  6. "La logica del castello" è vera fino a un certo punto, un paio di esempi. KDE e GNOME fanno ogni anno il "Desktop Summit", in cui condividono idee e soluzioni. Debian e Ubuntu collaborano molto di più di quanto appaia in superficie, e molti sviluppatori Ubuntu sono anche Debian Developer.

    Certo si può migliorare su questa strada, ma la strada è quella della collaborazione, a tutti i livelli.

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  7. Hai espresso quello che penso e lo abbiamo detto diverse volte su g+. Senza un progetto che comprenda hardware, programmi di alto livello e comunicazione non andremo mai troppo avanti. Ma non voglio ripetere quanto hai già scritto tu.

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  8. Non sono d'accordo con la soluzione di Diego e quindi la FORKO!!!!

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  9. Ora un commentino serio. Siamo sempre allo stesso problema. L'età. Chi è di norma più propenso ad usare Linux? I CioFani (cit.) Bisogna capire che un 40-50enne (di norma poi ci sono un sacco di eccezioni chiaramente) ha già subito un trauma paragonabile allo stupro multiplo della famiglia a dover usare un computer in ufficio. Io ho lavora a lungo con la regione EMR e posso dirvi (senza fare rivelazioni sconcertanti) che la gente 1. Non ha la minima idea di come funzioni un pc. 2. Ha il TERRORE del cambiamento. E non parlo di cambiamento di OS parlo di cambiare in assoluto. Quindi unendo 1 e 2 si capisce che si fa fatica anche solo a concepire di proporgliela una cosa del genere. Mia madre: NON non voglio Linux perchè NO!! Reazione da bambina di 8 anni. Peccato che ne abbia 60.

    Ma andiamo oltre e vediamo quanto la resistenza al cambiamento sia fine a sè stessa. Persona che usa Office. Competenza informatiche O. Perchè non provi a usare Libreoffice? No è difficile, No mia figlia si deve sposare no ho mangiato i peperoni a pranzo, No Fiorello mi fa cagare. Poi glielo metti, cambi allegramente l'icona e gli dici che hai messo un interfaccia diversa. E come per magia lo sanno usare tutti al primo colpo. MAGIA!!!

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  10. Concordo con Orsobasso.

    Cazoz con tutta probabilità il trucco funziona anche col sistema operativo se si mette la skin simile a Windows e i collegamenti principali sulla Scrivania lol

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  11. Be si è vero, il fattore cambiamento non è da sottovalutare, anzi colpisce ai i giovincelli, prendi me che a seguito dell'avvento di Unity e Gnome Shell ha deciso di abbandonare David Gnomo e di passare a KDE :D
    Il barbatrucco di taroccare linux e le sue applicazioni funziona, l'ho testato io in passato.

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  12. Stefano cambiare la skin e piazzare i collegamenti ai programmi sul desktop è quello che ho fatto con mio padre, ha usato ubuntu per 3 mesi senza rendersi conto di niente. Purtroppo mi ha scoperto perché ha avuto bisogno di installare un software per Windows...
    @Orsobasso accetto le tue patch, possiamo fare un merge

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  13. 40% ciascuna le prime due cause, 20% colpe della PA.
    Canterburry Linux sarebbe in un certo senso l'ideale, ma totalmente incompatibile con la libertà tipica del free software. Meglio una killer distribution che porta benefici a tutte le altre in termini di rottura delle barriere all'adozione di gnu/linux.

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  14. I principali problemi di Linux, relativamente alla diffusione, sono riassunti secondo me in pochissimi punti: da un lato quelle applicazioni fondamentali che un professionista DEVE usare (mi viene in mente Photoshop) e che non hanno reali equivalenze, dall'altra il fatto che obiettivamente non tutti (mi riferisco al grande pubblico) hanno il tempo e la voglia di risolversi un problema. L'avvocato o il medico non necessariamente devono essere in grado di far fronte al problema di una scheda video non correttamente riconosciuta (è solo il primo esempio che mi è venuto in mente): più di una volta sono stato chiamato perchè "Word non legge i documenti", e si trattava solo di installare un programmino per estendere la compatibilità, eppure si preferiva scaricare Office completo crackato.. Il motivo?? La stragrande maggioranza delle persone vuole accendere il pc ed usarlo, senza minimamente sapere cosa c'è "sotto il cofano"..

    Per non parlare di richieste del tipo "ma su questo pc c'è Facebook?".. Come puoi parlare di Linux ad utenza di questo tipo?? Ovviamente per loro Windows è la panacea di tutti i mali.. Per questo sono convinto che distro come Ubuntu, che adottano un approccio "stile Windows", ovvero 15 minuti e sei pronto all'uso (anche se Windows non ci mette 15 minuti ad installarsi), non possono che far bene al mercato..

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  15. ...ci sarebbe anche il capitolo "integrazione in una infrastruttura aziendale pre esistente ".

    Tempo fa provando una distro linux dovevo visualizzare un filmato che stava in una share samba di una macchina linux che fa da controllore di dominio.

    A parte le bestemmie per accedere alla share da kde riuscendo a passare al server ( che peraltro è linux ) le credenziali DOMINIO\utente e password clicco sul filmato e kde praticamente mi dice " ok, me lo copio tutto in locale, dove caJJo mi pare e con il nome che voglio e POI te lo mando in play" ( forse ..).Geniale.
    Idem per qualunque tipo di file, tipo aprire un doc un powerpoint remoti...se li copia tutti in locale. poi li salvi in locale. POI ti devi ricordare di salvarli dove devono stare.. se riesci.

    Per accedere alla share in questione digitando semplicemente "\\server\share" kde ci scriveva un bel "smb:" e poi a volte una bella pernacchia. Ho dovuto ritirare in ballo quel demone di nome LISA per fare andare la storia..per configurarlo ho perso altro tempo ..che non avevo ..va beh.

    Senza contare la gestione dell' audio sotto i vari desktop in cui ci si continua a reinventare la ruota, continuando a farla quadrata peraltro..mah.


    In compenso c'è qualche grande inventore che tutti i giorni crea un nuovo player multimediale, magari basato su un pezzetto di un altro ( totem, rhymbox , mplayer , kplayer ..ho perso il conto e anche la voglia di vederli) così tanto per divertirsi. Ognuno aggiunge una qualche funzione che non serve con i problemi dei precedenti , più o meno.

    Ci vorrebbe una mentalità un po più...boh? "enterprise"?

    Stefano - Rimini

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  16. A me importa poco quanto si diffonde linux.
    L'importante è che non si sputtani facendolo.
    Uso un sistema di nicchia, è vero, ma è anche vero che sono una persona di nicchia.

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  17. p.s. a me linux così com'è sta benone, l'evoluzione è graduale e costante... diventa un problema quando si cerca di forzarla, come ad esempio rendendolo troppo limitato in nome di una userfriendly-tà...
    sono un gentooista e prima ancora uno slackwariano, si vede?

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  18. Cazzo, oggi ho finito di leggere i commenti. Credo che molte cose siano state dette. Io mi trovo d'accordo con il commento che fece Picchio su Twitter e che sottolinea Andrea.

    Credo che non ci sia niente che non va oggi come oggi nella diffusione. Cioè, a me sta bene così com'è.

    Certo, se compro un pc mi scoccia dover pagare la licenza di Windows, però allo stesso tempo mi scoccerebbe dover ritrovarmelo con una distro linux installata da default. Io il pc lo voglio vuoto, senza SO. (capisco che per il "mercato" non le si possa dare ad una persona nella media un pc senza SO, lo capisco, ma non condivido il pensiero.)

    Ecco, un'altra cosa che penso è il fatto di diffondere la filosofia del software libero, e non un sistema. Tra l'altro, un buon modo di diffusione sarebbe nelle scuole, e nella PA. Perché sono enti pubblici e statali, e come tali devono essere trasparenti e fornire un servizio pubblico. In questo caso il software libero è un dovere, perché altrimenti una scuola starebbe facendo la parte di un "corso privato" che insegna ad usare il software (windows, office, photoshop) che l'azienda del domani utilizzerà. Finché nella scuole ci sarà software closed, queste fungeranno da corsi privati per le aziende, proprietarie.

    Niente di sbagliato, sul fatto che una azienda scelga windows o Access, ma che insegni o paghi qualcuno per insegnarglielo ai suoi dipendenti, ECDL dei miei coglioni.

    A parte questo, ognuno a casa sua che installi quel che vuole.
    L'idea secondo cui Ubuntu è fatta per togliere il primato di Windows è una idea indotta dal "bug #1", inventato da Shuttleworth. Che poi il bug #1 se lo sono scordati quando hanno fatto il client di U1 per windows.. Ok la smetto qui :D

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  19. Perdonatemi ma non ho tempo di leggere i commenti e dico brevemente (spero) la mia.

    Nonostante sia grande sostenitore di Linux e mi sia trovato abbastanza bene con Ubuntu, devo onestamente dire che ho comunque fatto una grande fatica nonostante io sia ad un livello medio alto coi PC.
    E ultimamente sto sclerando per via della grossa instabilità di Ubuntu. Windows ormai è diventato molto stabile e Linux con Ubuntu è invece peggiorato.
    Prima KDE4 poi Gnome3 e Unity insomma, si predica che Linux sia stabilissimo quando invece non è affatto vero ultimamente! Se aggiungi questo ai problemi di hardware e driver capisci che la gente scappa a gambe levate!

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  20. @lucapas

    Quello che dici su di Ubuntu è purtroppo vero. Le ultime versioni si sono appesantite, vuoi per le continue "migliorie" apportate da Canonical, vuoi per le nuove versioni dei DE.
    Sul vecchio portatile che ho dato a mio padre gira, purtroppo, meglio winxp che xubuntu 11.10

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  21. Il discorso è un altro. Gnu-Linux non è per tutti. E'solo per pochi eletti... :D E a me va bene così.

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  22. Marco hai ragione su tutto quello che hai scritto sull'articolo... Sarebbe fantastico se un'azienda si dedicasse ad unire tutti i produttori GNU/Linux ed i loro sponsor affinchè insieme creino un meraviglioso sistema operativo che renda felici tutti e che spazzi via la microsoft e la apple

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  23. io ho una piccola attività e uso da anni ubuntu però il problema che sento maggiormente quando i clienti mi chiedono un notebook con una distro linux installata è che nessuno li certifica per cui cercare di vendere un prodotto finito del quale sei costretto a dire che c'è la possibilità che qualcosa non funzioni al 100% oppure che con l'aggiornamento del kernel possono smettere di funzionare tasti di scelta rapida, webcam o cose simili e anche se tamponi dicendo che comunque nella maggior parte dei casi non succede o se succede si trova la soluzione, di solito il cliente ci ripensa e rimane sotto windows per poi magari chiedermi di affiancargli linux in dual boot. Certo è una nicchia ma usandolo mi sono reso conto che potrebbe essere molto di più. Servirebbe a mio modestissimo parere qualcuno che abbia voglia e il coraggio di investire parecchio denaro per selezionare l'hardware, metterlo in condizioni di funzionare al 100% e dare supporto ai proprio prodotti certificandoli. A quel punto io che li vendo sarei più tranquillo anche a proporlo in alternativa a windows dove, valutando, ci sia effettivamente la possibilità di impiego e credo che a rigurado ci sia una notevole fascia adatta all'uso di linux a cominciare da tutti quelli che usano il pc solamente per navigare su internet, scrivere qualche documento o archiviare foto e da li partire per far capire che una distro linux può fare molto di più e spesso anche molto meglio di altri. Anche il fatto che ci siano diverse distro forse crea confusione ma è anche sinonimo di libertà per cui forse la strada è giusta. Inoltre noto che molti associano il fatto che sia gratis al fatto che non sia un prodotto buono, sicuro e affidabile. Nel mio piccolo rimarrò attento al mercato perchè ci credo sempre di più e spero che prima o poi il passo venga fatto per diventare una reale alternativa al mondo windows.

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  24. Vorrei dire due cose:
    1) Se GNU/Linux continua a rimanere un sistema per pochi eviteremo anche la grossa quantità di malware che invece gira su Windows;
    2) A proposito delle "killer applications", io non molto tempo fa sono stato felice di vedere una di esse, GuitarPro 6, distribuita nativamente per GNU/Linux, segno che forse qualcosa sta cambiando!

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  25. Concordo su tutto ma secondo me hai dimenticato una cosa: ignoranza informatica diffusa...sai quante persone non sanno neanche cos'è un sistema operativo?

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